
a cura di Mauro Carrera, 21 novembre 27 dicembre 2009 presso Artekostia Galleria d’Arte Contemporanea via Morandi 1/b – Albinea (RE) e la Biblioteca Comunale “Pablo Neruda” di Albinea (RE) a pochi passi dalla galleria.
Dopo decenni di esaltazione della bad painting, nelle sale dei musei d’arte contemporanea, nelle gallerie, così come nei salotti borghesi sono di recente tornati a fare bella mostra di sé dei bei quadri. Sia ben chiaro, non si tratta di nostalgia retrò. Troppo lontani i “pittori della realtà”, divenuti fuori portata gli “anacronisti”, da più parti si è avvertito il bisogno non solo di un ulteriore rappel à l’ordre postmoderno (si pensi al “Padiglione Italia” dell’ultima Biennale di Venezia di Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli), ma di una figurazione nuova, perfettamente calata nel suo contesto e consapevole del milieu e del moment. A questa esigenza ha fornito risposta l’opera di alcuni pittori di questi primi dieci anni del millennio; tra le diverse esperienze, esemplare appare quella di Nicla Ferrari.Ella (si esita nell’usare un pronome che l’ignoranza biasima) è un’artista perfettamente compresa nel suo ruolo. Le sue opere – dalle tele di grande formato alle opere più piccole, dalle installazioni scenografiche alle composizioni polittiche – si rivelano sempre di rara e graffiante intensità emotiva, disvelano una inquieta bellezza e veicolano un erotismo drammatico e visibilmente esistenziale. L’artista esperisce sulla propria pelle – e con il dovuto sgomento – le emozioni narrate che non lasciano spazio ad esitazioni di sorta, né ad una improbabile remissione.Nell’arte, dal Dopoguerra ad oggi, la Bellezza e il Sublime hanno mancato più volte l’appuntamento che avevano concordato; ora per la vezzosa smemoratezza dell’una, ora per l’orgoglio ostinato dell’altro. Non li si ritrova più ad un tavolino del medesimo caffè, né nel segreto di una stanza d’albergo. Ferrari credo abbia trovato, con le riserve del caso, la chance dell’entremetteuse, dando agli amanti riottosi convegno sulla sua tela. Di più “nella” sua tela – che vedo più di superba Aracne che di schiva Penelope – avvolge passioni inconfessabili, tesse intime trame.Se al principio del suo percorso creativo si era volta al recupero della dimensione tradizionale del quadro, più di recente ha visto in essa un limite costrittivo alla sua espressione e ne ha infranto gli argini. Sempre più frequenti si sono ripetute sue puntate nel territorio più irregolare dell’installazione. La gestazione di questa nuova idea è stata senza dubbio difficile e non del tutto priva di momenti critici, ma è stata da sé la luce a trovare la strada.Di recente il rigore quasi deontologico dell’artista ha finalmente lasciato il posto ad un approccio più audace, non più urgentemente catartico, ma piuttosto ludicamente liberatorio. Era forse questa la svolta da lei a lungo cercata e più volte auspicata.La qualità pittorica di Nicla Ferrari è indiscutibile: conosce la lezione formale del Manierismo, il luminoso turgore del Barocco, il fremito emotivo del Romanticismo, l’illusoria arguzia dell’Iperrealismo. Il suo percorso artistico è da considerarsi atipico, eppure gli esiti vanno ben al di là delle migliori fantasie preconizzabili.Gusto, savoir peindre, passionalità, rigore. Ed ecco, ancora una volta, ritornare alla mente il percorso creativo d’Artemisia Gentileschi, quasi un nume tutelare. Ecco, opere forti e solide eppure belle, che riscaldano gli spazi, li arroventano dietro l’effimera apparenza di un calmo equilibrio: come il fuoco sotto la cenere. Mauro Carrera
0 commenti:
Posta un commento